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Call of Duty: Modern Warfare 4 | Recensione

Dopo un periodo di alti e bassi, Call of Duty si trova nuovamente a dover dimostrare il suo valore nel mondo degli sparatutto. La serie di Activision continua a essere un punto di riferimento nel genere, ma la sua pubblicazione annuale e l’enfasi su Warzone hanno contribuito a creare una sensazione di stagnazione.

Con campagne poco coinvolgenti, modalità multiplayer ormai consolidate e tentativi non sempre riusciti, il franchise ha spesso dato l’impressione di muoversi per inerzia, contando più sul prestigio del suo nome che su una chiara visione creativa. Modern Warfare 4 arriva in un momento cruciale, con Infinity Ward chiamata a chiudere la saga iniziata nel 2019 e a rilanciare alcuni aspetti controversi della serie. Il nuovo capitolo punta a offrire un’esperienza ricca e variegata: una campagna cinematografica, il ritorno della modalità DMZ e un multiplayer tradizionale rinnovato con nuove modalità e meccaniche di movimento. Il risultato è un Call of Duty che, sebbene convincente, non riesce del tutto a liberarsi dei suoi storici limiti.

Campagna: il ritorno dello spettacolo

Negli ultimi anni, la campagna single player di Call of Duty ha affrontato una crisi d’identità sempre più marcata. Modern Warfare III e Black Ops 7 hanno rappresentato i momenti più problematici, privilegiando strutture aperte e attività ripetitive a scapito del ritmo e della spettacolarità. Con Modern Warfare 4 si assiste finalmente a un’inversione di rotta, recuperando quella dimensione cinematografica che ha reso celebre il franchise.

La trama segue gli eventi dopo Modern Warfare III, con John Price devastato dalla morte di Soap e deciso a vendicarsi di Vladimir Makarov. Divenuto un fuggitivo, il capitano insegue l’Arciere, un enigmatico antagonista interpretato da Mads Mikkelsen. Parallelamente, un’invasione della Corea del Sud da parte della Corea del Nord introduce un secondo protagonista, Park Hyun Jun, un giovane soldato interpretato da Young Mazino. La contrapposizione tra Price e Park funziona bene: il primo è un veterano consumato dalla vendetta, mentre Park affronta gli orrori della guerra con paura e inesperienza. Le loro storie si intrecciano, mantenendo vivo l’interesse, e i momenti emotivamente più intensi spesso provengono proprio da Park e dai suoi compagni.

Le sedici missioni, completabili in circa sette ore, rappresentano il cuore pulsante dell’esperienza. Infinity Ward alterna sparatorie spettacolari, infiltrazioni e battaglie su larga scala, portandoci da Seul a New York, passando per Parigi e le montagne nordcoreane. Una sequenza in un nightclub trasforma Price in un vero e proprio John Wick, mentre un inseguimento automobilistico a Parigi evoca l’esagerazione dei migliori episodi della serie. Particolarmente memorabili sono anche una missione che richiama lo sbarco del D-Day e una sequenza aeroportuale in cui possiamo passare dinamicamente tra diversi soldati. Modern Warfare 4 non reinventa la formula, ma ci ricorda perché ha avuto così tanto successo negli ultimi vent’anni.

L’esperimento più interessante è rappresentato da Arenati, una missione semiaperta ambientata in una regione innevata della Corea del Nord. Park e la sua squadra devono completare tre incarichi nell’ordine che preferiscono, esplorando avamposti per raccogliere risorse da utilizzare per migliorare l’equipaggiamento. Sebbene ci siano somiglianze con DMZ, l’esplorazione rimane facoltativa e non compromette la progressione narrativa. Sul fronte del gameplay, il gunplay rimane eccellente, mentre il nuovo sistema di combattimento corpo a corpo, basato su parate e contrattacchi, convince solo in parte. Alcuni limiti si notano anche nella caratterizzazione degli antagonisti, in particolare dell’Arciere, che, sebbene ben interpretato da Mikkelsen, appare poco approfondito. Tuttavia, la campagna è la migliore della nuova saga di Modern Warfare, un’avventura spettacolare che restituisce dignità al single player.

DMZ: un ritorno promettente, ma con riserva

Tra le novità più attese c’è DMZ, la modalità a estrazione che Infinity Ward reintroduce dopo il test di Warzone 2.0 nel 2022. Questa nuova incarnazione presenta Hajin, una vasta regione sudcoreana caratterizzata da città affollate, villaggi rurali e strutture militari. La fitta nebbia che avvolge frequentemente gli scenari contribuisce a creare un’atmosfera opprimente, mentre la grandezza della mappa richiede numerose incursioni per esplorare ogni angolo.

La principale novità sono le Operazioni Dinamiche, attività che emergono durante l’esplorazione e possono richiedere di scortare convogli, eliminare bersagli strategici o proteggere figure importanti. Queste operazioni si sviluppano spesso in più fasi, aumentando la difficoltà e offrendo ricompense sempre migliori. L’ambiente è molto vivo: convogli militari si muovono per le strade, droni e elicotteri sorvegliano i cieli, e le fazioni controllate dall’intelligenza artificiale si scontrano tra loro. Non mancano nemmeno robot quadrupedi esplosivi, che rendono l’esplorazione degli edifici estremamente rischiosa.

La componente PvPvE funziona grazie alla tensione degli incontri imprevedibili. Le operazioni e le estrazioni attirano l’attenzione delle squadre vicine, creando opportunità per imboscate e scontri improvvisi. Anche i nemici controllati dall’IA diventano sempre più aggressivi, rendendo indispensabile la cooperazione. Allontanarsi dai compagni per recuperare bottino può rivelarsi fatale. Tra un’incursione e l’altra, possiamo gestire l’inventario nella Base Operativa Avanzata, modificare le armi e sviluppare abilità passive. Ci sono anche specifiche Missioni di Trama che introducono obiettivi più complessi, simili a quelli della campagna tradizionale.

Il principale problema si presenta confrontando DMZ con extraction shooter più complessi. Infinity Ward ha puntato sull’accessibilità, sacrificando parte della profondità del genere. Il movimento e il gunplay sono fluidi e immediati, ma mancano sistemi come la gestione del peso e della stanchezza, e l’arsenale rimane legato alle solite categorie. Il risultato è divertente, specialmente in squadra, ma a volte sembra di giocare a una variante di Warzone dove possiamo scegliere quando richiedere l’estrazione. Rispetto alla prima DMZ, i miglioramenti sono evidenti, ma resta da vedere se l’esperienza potrà mantenere l’interesse nel lungo termine e competere con titoli come ARC Raiders ed Escape from Tarkov. Per ora, è promossa con riserva.

Multiplayer: una formula solida che guarda al passato

Il multiplayer tradizionale rimane uno dei punti di forza di Modern Warfare 4, offrendo combattimenti frenetici e tempi di eliminazione rapidi. Infinity Ward abbandona l’Omnimovement di Black Ops 6 e 7, ma introduce un sistema di movimento comunque dinamico, con scivolate all’indietro, arrampicate e la possibilità di aggrapparsi alle sporgenze. Anche il fuoco senza mirare beneficia di una riduzione della dispersione, rendendo gli scontri più reattivi rispetto ai precedenti Modern Warfare.

Il feeling generale rappresenta un equilibrio tra il realismo di Modern Warfare II del 2022 e l’impostazione più arcade di Modern Warfare III del 2023. Le sensazioni sono positive, anche se alcune armi appaiono già eccessivamente potenti e potrebbero necessitare di bilanciamenti. Apprezzabile è la revisione dell’Armaiolo: gli accessori devono essere sbloccati una sola volta per tutte le armi compatibili, semplificando la progressione. Con oltre cinquecento componenti, le possibilità di personalizzazione sono notevoli. Anche il sistema di Prestigio offre finalmente due percorsi, uno classico e uno che consente di conservare l’equipaggiamento ottenuto.

L’offerta include dodici mappe inedite per il 6v6, quattro arene per Scontro e tre scenari per Guerra terrestre. Il level design è variabile, con ambientazioni più caotiche alternate a spazi più articolati, mentre alcuni respawn continuano a creare situazioni frustranti. Alle modalità tradizionali si aggiungono Rivendita armi, dove si acquista equipaggiamento tra round a vita singola, Prima linea, che premia le eliminazioni nel territorio avversario, e Corsa al denaro, dove rischi e ricompense aumentano in base al bottino raccolto.

La vera sorpresa è Kill Block, ambientata nella struttura d’addestramento Westbridge. Questa arena è composta da tre macro-aree che si riassemblano casualmente ogni due round, generando oltre cinquecento combinazioni e modificando persino le condizioni meteorologiche. Disponibile nei formati 3v3 e 10v10, la modalità assegna equipaggiamenti casuali identici ai partecipanti ed elimina i respawn, premiando adattamento e capacità tattica. È senza dubbio l’aggiunta più stimolante di tutto il comparto PvP. Interessante anche Avamposto di battaglia, una modalità 32v32 che combina conquista territoriale, mezzi militari e risorse economiche da investire in supporti collettivi. In generale, il multiplayer convince per solidità e varietà, pur senza proporre una vera e propria rivoluzione della formula.