Il mondo del retrogaming si prepara a una nuova era, con la rubrica che dal 2026 inizierà a valutare i grandi classici del passato, dando loro un voto e considerando sia il contesto storico che l’impatto nel settore videoludico. Con l’intento di esplorare cult e giochi dimenticati, il retrogaming si propone di comprendere il passato per guardare al futuro.
Era il 31 ottobre 2006 quando GTA: Vice City Stories debuttò su PlayStation Portable, seguito qualche mese dopo da una versione per PlayStation 2. Oggi, a vent’anni dalla sua uscita, questo titolo rappresenta il secondo capitolo pubblicato da Rockstar Games su PSP, dopo Liberty City Stories, e segna un gradito ritorno nella soleggiata Vice City, che farà da sfondo anche al prossimo GTA VI.
Sviluppati da Rockstar Leeds e Rockstar North, i due titoli Stories sono degli spin-off che riutilizzano le mappe di GTA III e GTA: Vice City, ma con un gameplay affinato e modernizzato, ispirato a GTA: San Andreas. Con l’imminente uscita della nuova avventura, abbiamo deciso di rigiocare l’ultima iterazione di Vice City, riscoprendo una storia di cui non ricordavamo molti dettagli. La nostra esperienza ha rivelato un gioco con pregi e difetti, capace di sorprendere ma anche di risultare ostico in base agli standard attuali.
Ritorno a Vice City, prima di Tommy Vercetti
GTA: Vice City Stories è ambientato nel 1984, due anni prima degli eventi di GTA: Vice City, e segue le avventure di Victor “Vic” Vance, un marine che cerca di mantenere la sua famiglia, segnata da una madre tossicodipendente e due fratelli problematici. Vic si ritrova a dover affrontare un mondo di criminalità crescente, coinvolto in una guerra tra bande che metterà alla prova le sue abilità e il suo coraggio.
Nel suo percorso, Vic incontra vari personaggi che riflettono le parodie della società americana dell’epoca. Tra questi, troviamo Phil Cassidy, un veterano del Vietnam, e Umberto Robina, doppiato da Danny Trejo, che rappresenta il tipico maschilista. Non manca nemmeno Ricardo Diaz, un signore della droga che riemerge anche nei successivi eventi di GTA: Vice City.
Per chi ha giocato l’originale, il nome di Lance Vance non è certo nuovo: già presente nel 2002, Lance è una delle figure più iconiche della saga, capace di affascinare e irritare i giocatori con il suo carisma e la sua ambizione. Anche Vic Vance ha una breve apparizione nel primo GTA: Vice City, ma il suo ruolo è così marginale che molti potrebbero non ricordarlo affatto.
Un capolavoro su PSP, ma datato su PS2
GTA: Vice City Stories ricevette recensioni miste al suo lancio, ma è importante analizzare la struttura tecnica del gioco. Il gameplay, simile a GTA: Liberty City Stories, trae ispirazione da GTA: San Andreas, stabilendo nuovi standard per la serie. Su PSP, il gioco venne acclamato come un piccolo capolavoro, con Rockstar che riuscì a sfruttare al massimo l’hardware della console portatile di Sony, offrendo un’esperienza vasta e tecnica.
La versione per PS2, però, venne criticata per la sua obsolescenza tecnica e per la mancanza della modalità multiplayer presente su PSP. Questo si deve anche al lancio imminente di PlayStation 3 e all’uscita di GTA IV, che segnarono un notevole salto generazionale.
Entrambe le versioni, tuttavia, si distinsero per i contenuti e le novità. Una delle meccaniche più apprezzate fu la modalità Impero, che permetteva ai giocatori di gestire attività criminali e combattere contro bande rivali. Inoltre, la possibilità di nuotare tornò dopo la sua prima apparizione in GTA: San Andreas, e il parco veicoli si ampliò con nuovi mezzi iconici.
Un level design problematico
Malgrado i punti di forza, GTA: Vice City Stories presenta anche alcuni aspetti invecchiati male, in particolare il level design. Diverse missioni risultano eccessivamente difficili a causa di scelte di design discutibili, come l’assenza di checkpoint e controlli poco intuitivi su PSP. Le missioni con countdown rapidi rendono il completamento delle attività un compito arduo, amplificando la frustrazione.
Alcuni livelli sono diventati noti per la loro difficoltà estrema, come Cecchina, dove il timer veloce e i controlli scadenti creano un’esperienza frustrante. La missione Light My Pyre è spesso citata come una delle più odiate, con sfide che mettono a dura prova i nervi dei giocatori.
Un capitolo importante per la saga
Nonostante le sue imperfezioni, GTA: Vice City Stories rimane un capitolo significativo nella saga di Grand Theft Auto. Superando le difficoltà artificiali, i giocatori possono esplorare una Vice City vibrante e ben caratterizzata, con una trama coinvolgente e personaggi indimenticabili. Questo titolo rappresenta anche l’ultima apparizione della città nel modo che conosciamo prima dell’arrivo di GTA VI, un gioco che promette di rivoluzionare nuovamente l’esperienza. Gli amanti del retrogaming e i fan della serie non possono perdere l’occasione di rivisitare questo classico, che continua a offrire emozioni e divertimento, nonostante la sua struttura datata.