Videogiochi

Control Resonant: un sequel che si fa notare

Remedy Entertainment è uno di quegli studi di sviluppo che non ha bisogno di presentazioni. Autori di alcuni dei titoli più influenti nella storia dei videogiochi, questo team ha sempre cercato di creare esperienze uniche e personali. Non è necessario risalire nel tempo per ricordare uno dei loro successi più recenti, Alan Wake 2, che, sebbene non sia stato un grande successo commerciale, ha segnato un importante punto di svolta per il mercato e per la generazione attuale di videogiochi.

Dopo un periodo di silenzio, Remedy torna con Control Resonant, il sequel di uno dei loro titoli più iconici, Control, che insieme a Alan Wake 2 ha ricevuto numerosi riconoscimenti internazionali. Control si distingue per la sua natura particolare: un action shooter in terza persona che si fa notare per la sua ambientazione e il suo intreccio narrativo, parte integrante del cosiddetto “Remedy Verse”, un universo condiviso tra i vari giochi dello studio. Nonostante un gameplay che funzionava, mancava di un certo brillantezza nel lungo periodo.

Control Resonant ha principalmente due obiettivi: espandere la lore e la struttura del gioco originale e cercare di attrarre un pubblico più ampio, considerando che il primo capitolo aveva sofferto di vendite inferiori alle aspettative. Riuscirà in questa impresa? Solo il tempo potrà dirlo. Tuttavia, posso affermare che Control Resonant recupera sia pregi che difetti del suo predecessore, ampliando la scala dell’esperienza, rimanendo comunque fedele a se stesso, il che per me è un aspetto positivo. Ho testato la versione per PlayStation 5.

Un Manhattan capovolto

Contrariamente a quanto si potrebbe pensare, Control Resonant non è stato supervisionato direttamente da Sam Lake, il celebre creative director dello studio. È stato sviluppato da un team dedicato al franchise, che aveva già lavorato alla prima iterazione. Questo è importante da sottolineare, perché voglio partire dal comparto narrativo.

Uno degli aspetti che ha probabilmente ostacolato il successo commerciale di Control è stata la sua narrativa complessa e spesso criptica. Una fantascienza mistica, come mi piace definirla, che inizialmente attira l’attenzione, ma che può anche risultare respingente. Sin dalle prime battute, ho notato che Resonant non è particolarmente “friendly” per chi non ha giocato e compreso il gioco originale. Anche se nel menu principale è presente una voce che offre un “riassunto di Control”, questo non basta a chiarire alcuni concetti fondamentali.

Il gioco ci catapulta immediatamente negli eventi, e in perfetto stile Remedy, dissemina indizi che possono confondere, portando a domande come: “Dove sono? Cosa sta succedendo?”. Fortunatamente, la situazione migliora man mano che si avanza nella storia. Mi sarei aspettato un approccio più accogliente da questo punto di vista, ma alla fine, Resonant rimane un sequel in tutto e per tutto.

Dylan viene liberato dal FBC, mentre l’Hiss invade New York e il tempo avanza di sette anni. Jesse è misteriosamente scomparsa e la città è sottosopra, invasa da un’entità extradimensionale e da un’altra che sembra benevola, ma che altera la percezione della realtà. Superando le prime ore di gioco, in cui si cerca di comprendere la situazione, il titolo si apre narrativamente e nel gameplay. La narrativa si sviluppa in modo sorprendente e coinvolgente, tenendo il giocatore incollato allo schermo per circa 30-40 ore, e anche le missioni secondarie aggiungono profondità a questo tessuto narrativo che potrebbe benissimo esistere in un romanzo.

Giocando con luci e ombre

Ma che tipo di gioco è Control Resonant? Come già evidenziato nelle campagne promozionali, si tratta di un action open world con una progressione simile a quella di un gioco di ruolo. Rispetto al primo capitolo, il sequel espande i confini del genere, introducendo nuovi elementi e creando un mondo aperto in modo innovativo.

Manhattan è divisa in diverse macro aree esplorabili, che si sbloccano man mano che si avanza nella storia. L’evoluzione di Dylan è strettamente legata a quella delle zone; ogni area “sale di livello” completando attività principali e secondarie, sbloccando nuove ricompense che consentono al protagonista di migliorare le proprie abilità. Questa struttura combina elementi classici con innovazioni più recenti, rendendo l’esperienza di gioco stimolante e divertente.

Questo sistema incoraggia l’esplorazione e la realizzazione di missioni secondarie. La difficoltà aumenta progressivamente e varia da zona a zona, quindi per progredire senza troppe difficoltà è fondamentale esplorare e sbloccare livelli avanzati, utilizzando le ricompense per migliorare le statistiche di Dylan.

Parlando della progressione di Dylan, Control Resonant offre un sistema di combattimento ricco di attacchi corpo a corpo che diventano sempre più potenti e influenzati da abilità passive. Sebbene la crescita del personaggio sia interessante e legata all’esplorazione, può risultare inizialmente un po’ ostica. Se non siete particolarmente appassionati di costruire build e strategie di combattimento, il gioco potrebbe trasformarsi in un continuo button smashing, efficace ma ripetitivo. Tuttavia, per chi desidera completare ogni sfida e affrontare boss ben progettati, la costruzione di set-up differenti diventa fondamentale. Questo elemento può creare una certa ripetitività, simile a quella del primo capitolo, dove gli scontri diventavano monotoni.

Infine, a livello tecnico, devo ammettere che il gioco non riesce a raggiungere gli standard delle sue altre componenti. Non tanto per le performance, quanto per la qualità dei modelli dei personaggi, dell’illuminazione e delle texture. Questo è piuttosto sorprendente, considerando i risultati ottenuti in Alan Wake 2. È possibile che ci siano state scelte da fare riguardo a dove concentrare le risorse per rispettare le scadenze. Forse alcune patch future potrebbero migliorare la situazione, ma la prima impressione visiva non è delle migliori, sebbene il design artistico e l’ispirazione degli ambienti siano di alto livello.