Quando Diablo IV è stato lanciato nel 2023, Blizzard ha riportato una delle sue serie più iconiche a atmosfere decisamente più oscure e opprimenti, riscoprendo quella forte identità gotica che aveva contraddistinto i capitoli iniziali. Da allora, il titolo ha visto una crescita significativa, grazie a una serie di aggiornamenti, stagioni ed espansioni che hanno ampliato contenuti, meccaniche e possibilità di sviluppo.
Oggi, su Nintendo Switch 2, arriva la Diablo IV: Age of Hatred Collection, un’edizione che include il gioco base e le espansioni Vessel of Hatred e Lord of Hatred, offrendo così un pacchetto completo per coloro che vogliono immergersi nell’attuale Era dell’Odio. Dopo il successo di Diablo III su Switch, le aspettative per questa conversione erano elevate. Tuttavia, Diablo IV è un titolo molto più complesso e tecnicamente impegnativo, progettato per piattaforme più potenti. La vera domanda è dunque: quale compromesso si dovrà affrontare per portare Sanctuarium ovunque?
Un ritorno alle tenebre
Diablo IV riporta i giocatori in una Sanctuarium devastata dalla guerra tra forze angeliche e demoniache. Al centro della trama si trova Lilith, figlia di Mefisto, il cui arrivo spinge il Viandante in una storia decisamente più oscura rispetto al terzo capitolo. Temi come fanatismo religioso, sacrifici e brutalità creano un mondo decadente e sporco, dove l’oscurità non è solo uno sfondo, ma si infiltra in ogni ambiente.
La presenza delle espansioni nella Age of Hatred Collection consente di continuare l’avventura oltre la campagna principale, senza la necessità di acquistare i contenuti aggiuntivi separatamente. Questo è un grande vantaggio per chi si avvicina alla serie per la prima volta tramite questa edizione.
Il ciclo irresistibile di Diablo
Il gameplay di Diablo IV resta fedele all’azione RPG che ha reso celebre la saga. I giocatori esplorano dungeon e vaste regioni, affrontano orde di nemici e raccolgono continuamente nuove armi e armature, sperando di trovare il pezzo che migliori ulteriormente la propria build. La progressione del personaggio rimane al centro dell’esperienza, con abilità , equipaggiamento e sistemi di potenziamento che consentono di creare configurazioni sempre più specializzate.
Rispetto ai capitoli precedenti, Diablo IV offre una Sanctuarium più aperta, composta da regioni interconnesse che includono dungeon, missioni secondarie e eventi, progettati per intrattenere i giocatori anche dopo la conclusione della campagna. Questa struttura rende l’Age of Hatred Collection particolarmente affascinante, offrendo decine di ore di gioco senza considerare le componenti stagionali e l’endgame.
L’inferno su Switch 2
Il porting è senza dubbio l’elemento più interessante di questa nuova edizione. Considerando la complessità tecnica di Diablo IV, il risultato ottenuto da Blizzard è sorprendente. La versione per Switch 2 offre due configurazioni grafiche. Personalmente, abbiamo preferito la modalità che punta sulle prestazioni, capace di mantenere 40 fotogrammi al secondo, piuttosto che quella che cerca di offrire un aspetto visivo più definito, ma sacrifica fluidità (30 fps).
Collegando la console al dock, il risultato è piuttosto convincente, con il frame rate che si mantiene vicino agli obiettivi per la maggior parte del tempo, anche se ci sono piccoli cali durante le situazioni più frenetiche. Queste incertezze sono percepibili, ma raramente compromettono l’esperienza complessiva. Per raggiungere questo risultato, Blizzard ha dovuto ridurre il dettaglio grafico. Rispetto alle versioni per PC, PlayStation 5 e Xbox Series X, si nota una diminuzione generale di dettagli, con ambientazioni meno intricate e texture semplificate. Anche la qualità di effetti e ombre è inferiore, ma si tratta di compromessi comprensibili, vista la potenza hardware della Nintendo.
Ciò che conta è che l’identità visiva del gioco rimane sorprendentemente intatta. L’illuminazione, le atmosfere cupe e la direzione artistica di Sanctuarium riescono a sopravvivere a queste semplificazioni, evitando che il porting sembri una versione eccessivamente sacrificata.
Un piccolo miracolo in portatile
Utilizzando Switch 2 in modalità portatile, questa conversione dimostra il proprio valore. Sul display della console, l’immagine risulta più compatta e convincente, e la diminuzione di dettaglio diventa meno evidente. Le texture meno definite e le geometrie semplificate tendono a confondersi su uno schermo più piccolo, esaltando maggiormente il dinamismo del gameplay.
In effetti, abbiamo trovato Diablo IV persino più gradevole da vedere in modalità portatile rispetto a quella dock. Ciò che sorprende è quanto l’esperienza rimanga godibile anche lontano dal televisore. Combattimenti, esplorazione e gestione del personaggio funzionano come ci si aspetterebbe, senza dare l’impressione di trovarsi davanti a una versione ridotta.
Questo porting si avvicina quasi a un piccolo miracolo tecnico. Vedere un titolo della complessità di Diablo IV funzionare così bene su una console portatile è notevole, specialmente considerando la quantità di contenuti inclusa nella Age of Hatred Collection. Tuttavia, c’è una limitazione importante: Diablo IV richiede una connessione Internet costante per poter giocare. Questa caratteristica pesa soprattutto su Switch 2, poiché limita il concetto di portabilità . Il gioco può essere portato ovunque, ma solo a patto di avere sempre accesso a una rete disponibile.