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Mycopunk: un’avventura frenetica nel mondo dei funghi

Negli sparatutto cooperativi, la frenesia e la collaborazione sono elementi fondamentali, ma trovare un titolo che riesca a distinguersi in un panorama così affollato non è semplice. Con Mycopunk, lo sviluppatore Pigeons at Play, sotto l’etichetta di Devolver Digital, ci propone un FPS PvE che combina combattimenti adrenalinici, personalizzazione dell’equipaggiamento e un umorismo decisamente sopra le righe.

Il risultato è un’esperienza che ricorda alcuni titoli come Deep Rock Galactic e Borderlands, ma riesce a costruire una propria identità grazie a un sistema di combattimento che punta sulla distruzione modulare dei nemici e su una mobilità estremamente accentuata. Le missioni possono essere affrontate in squadra, con un massimo di quattro giocatori, dove la coordinazione diventa cruciale per garantire il successo o la disfatta.

Tutta colpa di un fungo

La trama di Mycopunk ruota attorno alla SAXON, una potente corporazione mineraria che cerca di sfruttare le risorse del pianeta New Atlas. Tuttavia, le operazioni della compagnia vengono ostacolate da un’infezione fungina che prende possesso dei macchinari, trasformandoli in minacce letali. Per risolvere il problema, viene chiamata in azione la New Atlas Hazard Crew, un gruppo di robot malandati a cui viene offerta una seconda possibilità in cambio di missioni ad alto rischio. Il loro compito? Ripulire le aree contaminate, recuperare materiali preziosi e garantire che gli interessi della SAXON non vengano compromessi.

Il supervisore delle operazioni è Roachard Cox, uno scarafaggio parlante che incarna perfettamente lo spirito satirico del gioco. Attraverso le sue interazioni e le situazioni surreali che caratterizzano le spedizioni, viene costruito un universo in cui lo sfruttamento aziendale è raccontato con una dose di ironia assurda. Tuttavia, la narrativa non è il fulcro dell’esperienza; Mycopunk punta di più sulla caratterizzazione del mondo di gioco, sui dialoghi e sui dettagli ambientali piuttosto che su una campagna tradizionale.

Un antimicotico!

Il cuore pulsante di Mycopunk è un sistema di combattimento estremamente dinamico, focalizzato sulla mobilità e sulla distruzione progressiva dei nemici. La sua peculiarità riguarda proprio i nemici, robot contaminati da organismi fungini che possono essere letteralmente smontati durante i combattimenti. Distruggere un braccio significa privare un avversario di una delle sue armi, mentre danneggiare le gambe può limitarne i movimenti. Tuttavia, eliminare alcune componenti non significa necessariamente neutralizzare la minaccia, poiché i rottami possono essere riutilizzati da altri macchinari infetti. Questo introduce un elemento strategico che premia la precisione e la capacità di individuare rapidamente i punti deboli, specialmente contro le creature più potenti.

La gestione delle munizioni è altrettanto interessante: colpire i nemici con un’arma permette di recuperare proiettili per un’altra, incoraggiando il continuo cambio di equipaggiamento. I personaggi giocabili offrono diverse possibilità tattiche: lo Scrapper utilizza un jetpack per movimenti verticali, il Wrangler sfrutta scatti rapidi e un lazo a razzo, mentre il Glider può planare sopra il campo di battaglia. Il Bruiser gioca un ruolo difensivo, con scudi e potenti attacchi ad area. A questi si aggiunge il Mycologist, introdotto nella versione completa, che amplia le opzioni con abilità legate alle spore e alle infezioni fungine.

Un altro aspetto notevole è la personalizzazione delle armi e dei robot, gestita tramite una griglia esagonale per collocare potenziamenti di forme diverse. Non basta raccogliere materiali; è fondamentale saperli organizzare correttamente per creare configurazioni efficaci. Tuttavia, per realizzare le combinazioni più interessanti, spesso è necessario completare numerose missioni.

Le attività disponibili spaziano dalla bonifica delle zone infestate alla difesa di obiettivi, fino a missioni di scorta e operazioni spettacolari, come l’attivazione di un gigantesco cannone planetario. La possibilità di regolare separatamente la difficoltà e l’intensità delle orde consente di adattare l’esperienza alle preferenze del giocatore. Tuttavia, nonostante la varietà iniziale, la ripetitività delle missioni può emergere dopo diverse ore di gioco, specialmente quando si è costretti a ripetere le stesse attività per accumulare materiali. Sebbene sia possibile giocare anche da soli, è nella cooperazione fino a quattro giocatori che il gioco esprime il suo pieno potenziale. Coordinare le abilità, soccorrere i compagni e affrontare orde sempre più numerose genera situazioni imprevedibili e soddisfacenti.

Comparto tecnico e artistico

Visivamente, Mycopunk adotta uno stile fortemente stilizzato, con colori vivaci, contorni netti e un’estetica fantascientifica esagerata. Il contrasto tra le strutture industriali della SAXON, gli organismi fungini e i robot bizzarri contribuisce a creare un’identità unica. Le ambientazioni di New Atlas variano da installazioni minerarie a territori contaminati, paludi e aree più ostili, offrendo una buona diversificazione scenografica. Anche la base orbitale, punto di ritrovo tra le missioni, è ricca di dettagli e attività secondarie, tra cui minigiochi che rafforzano l’ironia dell’intera produzione.

Tuttavia, questa ricchezza visiva può comportare qualche compromesso. Durante le battaglie più affollate, l’abbondanza di effetti particellari e nemici può rendere difficile seguire l’azione, complicando l’individuazione della provenienza degli attacchi, soprattutto quando il team è circondato. Anche sul fronte tecnico si riscontrano alcune imperfezioni, come comportamenti anomali dei nemici e problemi nella gestione degli attacchi, che talvolta colpiscono il giocatore attraverso elementi dello scenario. Questi inconvenienti non compromettono completamente l’esperienza, ma possono risultare fastidiosi in situazioni di alta intensità.

Il comparto sonoro accompagna bene la frenesia degli scontri, valorizzando il feedback delle armi, le esplosioni e il caos delle battaglie. I dialoghi e gli interventi di Roachard Cox aggiungono personalità al gioco, mantenendo un tono leggero e irriverente.