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Ratatan: un ritorno tra ritmo e strategie

Per chi ha vissuto con una PSP in mano, evocare il nome “Patapon” significa risvegliare un’infinità di ricordi. Quel gioco era un’orchestra di piccoli guerrieri da guidare con il ritmo dei tamburi, un’avventura in cui strategia e musica si intrecciavano in un’esperienza unica e indimenticabile. Con Ratatan, alcuni dei creatori della saga originale tornano a esplorare questa formula, arricchendola con elementi roguelike, un comparto artistico rinnovato e battaglie ancora più frenetiche.

Versione testata: PS5
Dopo un periodo di accesso anticipato, il gioco è pronto per il lancio ufficiale in versione 1.0 il 14 ottobre 2026, su PC, PlayStation 5, PlayStation 4, Xbox Series X|S, Xbox One e Nintendo Switch 2. In questa recensione, approfondiremo se questa nuova avventura riesca davvero a rendere giustizia a ciò che è stato Patapon.

Una melodia che (ri)conosciamo

Il cuore di Ratatan è subito riconoscibile per chi ha giocato Patapon. Guidando un esercito di piccoli guerrieri chiamati Cobun, il giocatore deve impartire ordini attraverso sequenze ritmiche, alternando attacchi, difese, salti e abilità speciali. Premere i tasti al momento giusto permette di mantenere il ritmo della battaglia e di sfruttare le diverse azioni della propria squadra. Questa formula ha un fascino innegabile. La soddisfazione di dare un comando e vedere l’intero esercito rispondere all’unisono è uno degli aspetti più riusciti dell’esperienza, specialmente quando la musica accompagna le azioni sullo schermo.

Tuttavia, Ratatan sembra spesso più focalizzato a riproporre quella sensazione che a svilupparla in modo effettivo. Il sistema ritmico funziona, ma non sempre riesce a diventare il fulcro di una strategia sufficientemente profonda da mantenere alta l’attenzione del giocatore. Quando si raggiunge la FEVER, il momento di massima sintonia tra musica e combattimento, non sempre fornisce un vantaggio abbastanza incisivo da rendere questa esperienza davvero appagante.

Inoltre, il rapporto tra ritmo e battaglie presenta delle incertezze. Gli scontri possono diventare molto caotici e, quando gli attacchi nemici si susseguono rapidamente, comprendere cosa stia accadendo e reagire di conseguenza non è sempre semplice. Questo è un aspetto cruciale, poiché in un gioco che punta sulla sincronizzazione ci si aspetterebbe una maggiore chiarezza su ciò che sta accadendo.

Il Ratatan è protagonista, ma fino a che punto?

Una delle differenze più evidenti rispetto a Patapon è il ruolo del protagonista. In Ratatan, non ci limitiamo a dare ordini a un esercito; controlliamo direttamente il Ratatan, una creatura con caratteristiche, statistiche e abilità passive specifiche. Questa scelta dovrebbe, in teoria, aggiungere un ulteriore livello strategico. Tuttavia, nella pratica, il contributo del personaggio alla battaglia non sembra sempre decisivo. Le differenze tra i vari Ratatan non incidono abbastanza sulle decisioni da rendere la loro scelta centrale nella preparazione. Inoltre, la fragilità del protagonista può trasformare alcuni momenti in sequenze di ritirate e attese.

Quando i Cobun vengono messi fuori combattimento, il Ratatan non può semplicemente risolvere la situazione da solo: deve sopravvivere, allontanarsi dal pericolo e aspettare che le condizioni siano favorevoli per riprendere il controllo della battaglia. Muoversi liberamente sul campo introduce una nuova componente, ma non sempre si traduce in un’interazione più soddisfacente. Spesso, il Ratatan sembra un elemento aggiuntivo piuttosto che il fulcro dell’azione.

Equipaggiamento e progressione

Ratatan cerca di differenziarsi da Patapon anche con una struttura roguelike. Durante le spedizioni, è possibile ottenere carte e potenziamenti che modificano le abilità o introducono effetti elementali, offrendo diverse opzioni per personalizzare il proprio esercito. Questa aggiunta, sulla carta, si sposa bene con la natura del gioco: ogni spedizione diventa un’opportunità per sperimentare combinazioni diverse e costruire una squadra adatta alle sfide successive. Tuttavia, il sistema di gioco non comunica sempre con la chiarezza necessaria il valore delle opzioni disponibili. Comprendere gli effetti dei bonus e decidere come sfruttarli può risultare meno immediato di quanto ci si aspetterebbe.

Anche la gestione dell’equipaggiamento non restituisce sempre la profondità che ci si aspetterebbe da un gioco basato sulla progressione. Le possibilità di personalizzazione ci sono, ma non tutte sembrano tradursi in scelte capaci di modificare sensibilmente l’approccio al combattimento. Questo porta a un susseguirsi di azioni che alternano momenti interessanti ad altri in cui si avverte la mancanza di varietà strategica. Il sistema roguelike avrebbe potuto rendere ogni partita più imprevedibile e stimolante, ma purtroppo non è così.

Boss e combattimenti: il ritmo perde un po’ il controllo

Le battaglie contro i boss dovrebbero rappresentare i momenti più salienti dell’avventura. Sono gli scontri in cui il giocatore deve applicare quanto appreso, riconoscendo gli attacchi nemici e coordinando il proprio esercito per trovare il momento giusto per contrattaccare. Ratatan riesce a mettere in scena battaglie spettacolari, animate da nemici imponenti e situazioni che riempiono lo schermo. Tuttavia, non sempre la leggibilità degli scontri è all’altezza della loro spettacolarità. Alcuni segnali visivi non comunicano in modo chiaro il tipo di attacco in arrivo, rendendo difficile capire quando sia necessario difendersi o cambiare posizione.

Questa criticità pesa nei combattimenti più frenetici. Quando gli indicatori non sono sufficientemente chiari, il rischio è che una sconfitta venga percepita non come il risultato di una scelta sbagliata, ma come conseguenza di informazioni poco chiare. E in un gioco che richiede di imparare tempi e sequenze, questa differenza è tutt’altro che trascurabile. Durante il nostro test, abbiamo anche riscontrato un problema tecnico fastidioso: dopo aver sconfitto il boss del secondo mondo, il gioco ci ha riportato al di fuori dell’esperienza. Per riprendere l’avventura, è stato necessario ricominciare dall’ultimo checkpoint. È importante notare che abbiamo giocato una versione presunta definitiva, quindi speriamo che questo bug venga corretto con una patch prima o in concomitanza con il lancio.

Uno stile che conquista, una colonna sonora che resta in testa

Se il gameplay presenta alcune incertezze, dal punto di vista artistico Ratatan continua a brillare. I personaggi colorati, le animazioni vivaci e il design delle creature costruiscono un mondo riconoscibile, che richiama chiaramente Patapon senza limitarsi a copiarne l’estetica. La direzione artistica è piacevole, capace di conferire personalità alle battaglie e rendere immediatamente distinguibili i protagonisti dai loro avversari. Anche quando lo schermo è pieno di personaggi ed effetti, il gioco mantiene un’identità visiva ben definita.

La vera protagonista è però la colonna sonora. Le melodie sono orecchiabili, accompagnano efficacemente le azioni e contribuiscono a creare quella sensazione di marcia collettiva che rappresenta il principale punto di forza dell’esperienza. È facile ritrovarsi a seguire il ritmo anche al di fuori delle battaglie, segno di quanto la componente musicale abbia saputo imprimersi nella memoria.

Un ritorno che non convince

La versione completa di Ratatan rappresenta un’occasione importante per raccogliere l’eredità di una serie che ha lasciato un segno speciale in molti giocatori. L’uscita della versione 1.0 porta con sé il completamento dell’avventura e nuovi contenuti, ma non basta a dissipare le perplessità su come le diverse componenti si integrano. Il gioco ha una personalità riconoscibile, una colonna sonora eccellente e una formula che conserva un fascino indiscutibile. Tuttavia, alcune meccaniche non raggiungono la profondità attesa, i combattimenti non sono sempre chiari e il sistema di progressione fatica a rendere ogni scelta significativa. Ratatan non è privo di qualità e idee interessanti, ma rimane la sensazione che il suo potenziale non sia stato sfruttato completamente.