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The blood of dawnwalker: un viaggio tra luci e ombre

The Blood of Dawnwalker è uno dei titoli che più attendevo in questa frenesia settembrina. La nostalgia per i giochi di ruolo evocativi e coinvolgenti si mescola all’aspettativa di vedere cosa avrebbero creato i ragazzi di Rebel Wolves, provenienti da un colosso come CD Projekt Red.

Dopo aver avuto un assaggio del gioco con un’anteprima su PC prima dell’estate, ho finalmente potuto immergermi nella “Vale Sangora”, una regione misteriosa dei Carpazi, governata dal temibile vampiro Brencis, che ha rapito la famiglia del protagonista. The Blood of Dawnwalker si è rivelato, da un lato, ciò che mi aspettavo, ma dall’altro, ha anche mostrato alcuni timori: un GDR che si attiene a dinamiche familiari, ma che cerca di innovare con alcuni elementi freschi. Il risultato è un’esperienza coinvolgente, anche se con qualche difetto tipico di un’opera prima. Versione testata: PlayStation 5.

Il destino nelle tue mani

Il gioco si basa su tre pilastri fondamentali di game design: un comparto narrativo che il team definisce “sandbox”, un gameplay caratterizzato da un sistema di combattimento, esplorazione e abilità, e infine, la peculiarità dei 30 giorni. Raccontare la mia esperienza e le mie impressioni è semplice, ma è difficile evitare gli spoiler. The Blood of Dawnwalker si nutre del suo fascino narrativo, dei colpi di scena e delle possibili diramazioni; quindi, perdonatemi se sarò vago in alcuni punti, preferisco così piuttosto che rovinare la sorpresa. Vorrei iniziare proprio parlando del comparto narrativo e della sua anima sandbox.

Rebel Wolves è un team di professionisti che ha portato le proprie competenze in questo progetto, e si vede. La costruzione del mondo, la lore e la trama di The Blood of Dawnwalker sono assolutamente avvincenti e soddisfacenti. Coen, i personaggi secondari e tutto il tessuto narrativo sono di alta qualità: i dialoghi e le missioni, sia principali che secondarie, contribuiscono a creare un immaginario che mi ha catturato dal primo all’ultimo momento, sebbene a tratti sia derivativo.

Il tema sandbox è efficace, ma con riserve: è vero che le nostre scelte influenzano il risultato finale – alleanze, equipaggiamenti, morti e l’andamento del finale – ma a un certo punto si avverte una certa linearità. È necessario guidare il giocatore in alcuni frangenti, ma speravo in un’esperienza più libera a livello narrativo.

Anche la gestione del tempo, con i suoi 30 giorni, ha luci e ombre. Coen ha a disposizione solo 30 giorni per portare a termine la sua missione, e ogni azione ha un costo in termini di tempo. Dovrete decidere cosa fare e come sviluppare il personaggio, il che può essere stimolante, ma un completista come me può trovarlo frustrante. Lascio a voi il piacere di scoprire cosa accade alla fine di questi 30 giorni, ma posso anticiparvi che The Blood of Dawnwalker offre un’elevata rigiocabilità grazie alle sue sfumature narrative.

Luci e ombre

Il sistema di combattimento e la crescita di Coen presentano una caratteristica interessante: abilità da vampiro attive di notte, capacità diurne di giorno e alcune ibride sempre disponibili. Questo dualismo stimola la personalizzazione nel modo di affrontare le sfide e nel potenziamento del protagonista. Tuttavia, con il passare del tempo e l’aumento del livello, la difficoltà potrebbe diminuire, rendendo meno stimolante cambiare approccio o equipaggiamento. Personalmente, ho avvertito la tentazione di proseguire senza esplorare ulteriormente le opzioni di personalizzazione, il che ha reso il gioco un po’ meno coinvolgente in certi momenti.

Non tutto è perfetto, però. Ho trovato l’architettura del mondo aperto un po’ datata, con punti di interazione sparsi e un sistema di torri che non offre nulla di innovativo. Tuttavia, le missioni secondarie legate ai generali di Brencis sono state per me le più stimolanti. Dovrete ostacolare i loro piani e completare missioni secondarie per attirare la loro attenzione, il che avrà un impatto significativo sulla trama.

Meglio su PC?

Infine, una nota sulla versione testata. Se l’anteprima su PC aveva mostrato un quadro tecnico ottimo, la recensione su PS5 non ha raggiunto le stesse aspettative. Anche se una patch day one potrebbe migliorare la situazione, su console The Blood of Dawnwalker presenta delle imperfezioni, sia a livello visivo che di fluidità. Sembra che il team debba lavorare per affinare e migliorare il gioco per raggiungere una qualità ottimale anche su console.