Il cozy game più affascinante dedicato alla fotografia è tornato. Nel 2021, lo studio indipendente Something We Made ha saputo conquistare i nostri cuori con TOEM: A Photo Adventure, un gioiellino in bianco e nero che ha trasformato la fotografia e l’esplorazione in un’esperienza poetica e rilassante. A distanza di qualche anno, il team svedese si ripresenta con TOEM 2, dimostrando che l’amore per le cose semplici e genuine non tramonta mai.
Un nuovo viaggio, la stessa meraviglia
Questa nuova avventura si dipana seguendo le orme del primo capitolo. Ritroviamo il nostro giovane protagonista, nuovamente incoraggiato dalla premurosa nonna a indossare le scarpe da trekking e partire all’esplorazione del mondo, con la sua fedele macchina fotografica al collo. Se nel primo gioco l’obiettivo finale era scalare una montagna per immortalare un fenomeno naturale straordinario, in questa occasione ci dirigiamo verso il suggestivo villaggio di Whirlhill, noto per la fioritura di un albero leggendario: la Whirling Birch. Purtroppo, l’italiano è assente, anche nei sottotitoli.
Raggiungere la nostra meta richiede tempo, pazienza e una buona dose di generosità. Il viaggio stesso è ciò che conta davvero. La progressione si basa su un sistema consolidato di timbri: per spostarsi da una regione all’altra, dobbiamo aiutare gli abitanti completando piccole e grandi richieste. Dalle fattorie di campagna alle metropoli vivaci, fino a una regione fantasy di ispirazione medievale con troll, goblin e quest epiche, il mondo di TOEM 2 trabocca di creatività.
Interagire con l’ambiente e risolvere enigmi mantiene l’obiettivo fotografico al centro dell’esperienza. Passare dalla visuale isometrica a quella in prima persona attraverso il mirino della fotocamera continua a regalare un meraviglioso senso di scoperta. A questa formula si aggiungono due novità importanti: la possibilità di saltare e l’utilizzo di attrezzi e abilità uniche fornite dai nuovi amici incontrati lungo il cammino (come forbici, martelli e cacciaviti).
Evoluzione stilistica, ma…
Dal punto di vista estetico, TOEM 2 compie un passo audace verso il nuovo, abbandonando parzialmente la natura bidimensionale del primo capitolo per abbracciare diorami e ambienti tridimensionali più complessi e dettagliati. I personaggi, pur mantenendo uno stile in 2D, si muovono in fondali tridimensionali, una scelta che inizialmente può sembrare strana, ma con la quale ci si abitua rapidamente.
I livelli sono più ricchi e divertenti da esplorare. Nonostante la palette cromatica rimanga in bianco e nero, il gioco riesce a trasmettere una vivacità visiva dolcissima, giocando magistralmente con ombre, prospettive e illuminazione. A completare questo quadro d’autore c’è un comparto sonoro curato: il sound design sfrutta con abilità il contrasto tra momenti di silenzio e delicate tracce musicali, trasformando l’ascolto dell’ambiente in un vero e proprio indizio per scoprire i segreti più reconditi.
Tuttavia, il primo gioco aveva un certo qualcosa in più. Sebbene TOEM 2 sia un’esperienza indubbiamente gradevole, risulta chiaro come soffra un po’ dell’effetto “già visto” per chi ha amato il titolo precedente. La struttura è molto simile, così come il finale, e il fattore sorpresa è meno presente per chi ha già esplorato il mondo di TOEM. Inoltre, chi cerca una sfida più articolata potrebbe rimanere deluso: gli enigmi risultano più semplici e lineari rispetto al passato. Nel primo TOEM, mi sono trovato bloccato più di una volta, mentre in questo sequel si può completare il tutto in circa 4 ore senza particolari difficoltà. Gli strumenti che si guadagnano, sebbene offrano un senso di progresso, vengono spesso utilizzati in contesti molto specifici, senza l’integrazione sistemica o il backtracking intelligente che caratterizzava il capitolo precedente.
Tuttavia, le quest principali, incentrate sull’amicizia con personaggi ricorrenti, conferiscono al gioco una buona coesione narrativa. TOEM 2 è un’avventura breve ma intensa, capace di offrire un senso di appagamento senza risultare prolissa o allungata inutilmente. Resta, però, un leggero ramarico per un sequel che avrebbe potuto osare di più, limitandosi a replicare la formula precedente con alcune (gradite) novità.