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Valor Mortis: un viaggio nell’Europa napoleonica

Nel mondo dei videogiochi, le storie storiche sono state esplorate in ogni angolo, dall’antica Roma al Giappone feudale, passando per il Medioevo e le guerre mondiali. Tuttavia, c’è un’epoca che è rimasta perlopiù nell’ombra: quella napoleonica. Questo periodo, con le sue campagne militari e un’Europa segnata dalle ambizioni di Napoleone, è ora al centro dell’attenzione grazie a Valor Mortis, un titolo sviluppato dai polacchi di One More Level, già noti per Ghostrunner.

In Valor Mortis, ci troviamo nei panni di William, un soldato della Grande Armée riportato in vita dalla misteriosa peste cremisi, una malattia che trasforma i morti in abomini. Il nostro obiettivo sarà scoprire la verità dietro questa pestilenza e le ambizioni di Napoleone. A differenza di molti soulslike, dove la narrazione è spesso criptica e si ricostruisce tramite oggetti e dialoghi enigmatici, qui la storia è attiva e coinvolgente, spingendo il giocatore a esplorare e scoprire sempre di più.

Un mondo in rovina

La narrazione si sviluppa con calma, ma la pazienza è premiata, soprattutto nel finale, dove le rivelazioni attese finalmente arrivano. La longevità del gioco si attesta tra le 15 e le 20 ore, arricchita da missioni secondarie che, sebbene ripetitive, offrono alcuni spunti interessanti. Tra queste, gli scontri con gli alti generali di Napoleone si rivelano particolarmente impegnativi e ben realizzati.

Un combattimento da affinare

Il sistema di combattimento, in prima persona, punta su rapidità e letalità, ma si avvicina più a un BioShock che a un soulslike tradizionale. I poteri soprannaturali e le armi da fuoco si alternano in modo fluido, ma il sistema di hitbox presenta alcune imprecisioni che possono risultare frustranti. Il parry, tuttavia, è una gioia visiva e sonora, anche se non sempre funziona come dovrebbe.

I boss, fortezze di design e movimenti chiari, offrono sfide più gratificanti rispetto ai nemici comuni, che risultano piuttosto ripetitivi. Le fasi platform, sebbene semplici, si integrano bene nel gameplay, offrendo un’alternativa all’azione frenetica.

Un level design da rivedere

Il level design è uno degli aspetti più deboli del gioco. Manca quella sensazione di interconnessione tipica dei soulslike, con aree divise in macrozone stagne. Le lanterne, che fungono da checkpoint, sono troppo diffuse, riducendo la tensione e il senso di pericolo. La morte, in questo contesto, perde molto del suo peso e della sua punizione.

Inoltre, la varietà dei nemici è limitata, con un bestiario che si divide nettamente tra boss memorabili e nemici comuni poco ispirati. Questa ripetitività può facilmente smorzare la curiosità del giocatore.

Un comparto tecnico da migliorare

Il percorso verso il lancio di Valor Mortis non è stato semplice. Nonostante alcuni miglioramenti, il gioco presenta ancora bug e problemi di ottimizzazione. L’estetica di un continente devastato dalla guerra è ben realizzata, con zone che restituiscono un’ottima atmosfera, anche se alcune aree risultano inferiori rispetto alla prima.

Molto buono è il comparto audio, con musiche e effetti sonori di alta qualità. L’interpretazione di Vincent Cassel nel ruolo di Napoleone è particolarmente degna di nota, arricchendo l’esperienza di gioco.

Un potenziale inespresso

Valor Mortis non è un brutto gioco; anzi, ha delle solide basi come action in prima persona, ma come soulslike presenta delle lacune. La sua identità è chiara e riesce a distinguersi grazie alla visuale in prima persona e a un’ambientazione originale. Con ulteriori patch e un aumento della sfida, potrebbe diventare un titolo memorabile nel panorama videoludico.