Quante volte nei videogiochi ci troviamo a costruire mondi, a proteggerli e a prendercene cura? In altri casi, ci viene data un’arma e ci viene chiesto di distruggere tutto ciò che incontriamo. Virtue and a Sledgehammer, sviluppato dalla collaborazione tra Deconstructeam e Selkie Harbour, sembra appartenere a quest’ultima categoria. Tuttavia, esplorando più a fondo la sua premessa, ci rendiamo conto che dietro la semplice soddisfazione di abbattere un muro si cela una narrazione complessa e inquietante.
La distruzione di una famiglia
La storia ruota attorno a Pratelle, una donna che torna nella sua città natale, ora radicalmente trasformata. Gli abitanti sono diventati robot dotati di pensieri, comportamenti e ricordi delle loro controparti umane. Anche sua madre, Merche, è intrappolata in un corpo artificiale, e sua sorella Nina ha avuto un ruolo cruciale in questa metamorfosi.
Il conflitto ha radici profonde nella storia familiare. Quando la madre era gravemente malata, Nina propose di trasferire la sua coscienza in un robot, per evitare la morte biologica. Pratelle si oppose fermamente, rifiutando l’idea che una copia meccanica potesse sostituire la persona amata. Tuttavia, la sua opposizione non fermò il progetto.
Oggi, la trasformazione non riguarda solo Merche; l’intera comunità ha subito questo cambiamento. I luoghi dell’infanzia sono presenti ma privi di qualcosa di essenziale. Pratelle non riconosce più il suo mondo e, per affrontare questo dolore, inizia a demolire edifici e robot, aprendo un varco tra le macerie del passato.
Di fronte all’ingiustizia e alla perdita, la rabbia appare come una reazione comprensibile. Ma il gioco non offre risposte semplici: trasformare la rabbia in azione porta davvero a liberarsi del dolore oppure rischia di alimentarlo ulteriormente?
Datemi un martello!
Dal punto di vista del gameplay, Virtue and a Sledgehammer si presenta come un walking simulator con un’interessante caratteristica: la possibilità di distruggere gli ambienti. Il martello è l’arma principale di Pratelle e lo strumento per modificare il mondo circostante.
I colpi leggeri danneggiano progressivamente le strutture, mentre gli attacchi caricati consentono colpi devastanti. Non sempre esiste un percorso obbligato; se un edificio ostacola il cammino, si può cercare un’alternativa o abbattere l’ostacolo. Questa libertà incoraggia l’esplorazione, spingendo a considerare l’ambiente non solo come sfondo, ma come un mondo interattivo.
Tuttavia, la distruzione può diventare ripetitiva. La curiosità di scoprire il dramma di Pratelle è presente, ma la varietà del gameplay è limitata.
Robot inquietanti
Se demolire un edificio offre una sensazione liberatoria, affrontare gli abitanti meccanici della città suscita emozioni contrastanti. I robot rappresentano esseri umani con pensieri e sentimenti, alcuni dei quali discutono tranquillamente di cucina, mentre altri esprimono ostilità verso Pratelle.
Qui Virtue and a Sledgehammer pone una sfida morale al giocatore: colpire un muro non ha conseguenze, ma distruggere un robot che conserva ricordi umani è un’altra questione. Una delle situazioni più disturbanti coinvolge un robot che desidera morire, convinto che la sua famiglia debba condividere il suo destino, costringendo Pratelle a confrontarsi con la disperazione di una famiglia in crisi.
Un passato che riappare
La narrazione non si sviluppa solo attraverso gli incontri, ma anche tramite l’esplorazione di aree alternative e segreti che approfondiscono il legame tra Pratelle e Nina. Le statue rosse disseminate nel gioco, una volta distrutte, attivano flashback che riportano Pratelle alla sua infanzia, rivelando dinamiche familiari complicate e comportamenti manipolatori.
Questa sensazione di disagio è coerente con l’intento degli sviluppatori: raccontare relazioni familiari complesse senza ridurle a una semplice dicotomia di buoni e cattivi.
Pochi poligoni, ma tanta riconoscibilitÃ
Dal punto di vista artistico, Virtue and a Sledgehammer adotta un’estetica low-poly, che crea un’atmosfera onirica, sospesa tra malinconia e inquietudine. I robot, pur essendo artificiali, mantengono un legame emozionale con l’esperienza umana, rafforzando l’ambiguità della situazione.
La distruzione come catarsi
In Virtue and a Sledgehammer, la demolizione diventa una metafora del rifiuto e della difficoltà di accettare il cambiamento. La gratificazione della distruzione si scontra con il disagio delle sue conseguenze: abbattere un muro è divertente, ma distruggere un robot con ricordi umani è molto più complesso da giustificare. Il gioco sfrutta questa contraddizione per invitarci a riflettere oltre la mera voglia di demolire.
Tuttavia, l’estrema ripetitività del gameplay rischia di compromettere l’impatto narrativo. La scoperta dei ricordi di Pratelle è affascinante, ma il metodo di esplorazione potrebbe affaticare il giocatore nel lungo termine. Nonostante ciò, Virtue and a Sledgehammer si propone come un’avventura che lascia un segno, offrendo spunti di riflessione anche dopo aver spento lo schermo.