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Gundam: Requiem for Vengeance, intervista a Mosè Singh, direttore del doppiaggio

In occasione del lancio di Gundam: Requiem for Vengeance, la nuova serie Netflix del celebre franchise Mobile Suit Gundam, abbiamo avuto il piacere di intervistare Mosè Singh, il direttore del doppiaggio italiano. Mosè è un nome ben noto nel mondo degli anime, avendo prestato la sua voce a personaggi come Denji in Chainsaw Man, Zenitsu in Demon Slayer e Mikey in Tokyo Revengers, oltre a dirigere opere di grande successo come CITY HUNTER: Private Eyes e HAIKYU!! Battaglia all’ultimo Rifiuto. Passiamo ora alle domande.

Intervista a Mosè Singh

Ciao Mosè, grazie di cuore per averci concesso questa intervista!

Ciao, Alessandro! È un piacere essere qui e salutare tutti i lettori.

Come hai iniziato la tua carriera di doppiatore e, più recentemente, di direttore del doppiaggio? Quali opere ritieni siano state le più significative fino ad ora?

Il mio amore per il doppiaggio è nato quando avevo circa 9 o 10 anni, grazie a Dragon Ball, che ha avuto un impatto enorme sul mio percorso artistico. Ho iniziato a lavorare nel settore intorno ai 16 anni, mentre la direzione è arrivata all’età di 25, quando ho dovuto coprire alcuni turni di direzione per Mob Psycho 100. Pino Pirovano ha riposto fiducia in me, e da quel momento ho iniziato a dirigere. Le opere che hanno plasmato la mia carriera includono senza dubbio Chainsaw Man, Dragon Ball, Demon Slayer, Vikings, Cobra Kai e One Piece, ma in realtà ogni progetto ha contribuito alla mia crescita.

Sei un amante dell’animazione giapponese? Quali opere ti hanno colpito di più durante la tua crescita?

Sono cresciuto in un periodo in cui Mediaset stava abbandonando la censura e aprendo canali pay dedicati agli anime in versione integrale. Ho visto ogni tipo di anime, consumando tutto ciò che è stato prodotto tra gli anni ’80 e i primi 2000. Dragon Ball è stata sicuramente l’opera che più mi ha influenzato, ma ho anche un amore profondo per Berserk, Evangelion, JoJo, City Hunter e I Cavalieri dello Zodiaco, solo per citarne alcuni. Quell’epoca ha un fascino unico che trovo difficile riscontrare nei lavori più recenti.

Come dovrebbe essere il doppiaggio italiano di un anime per raggiungere la perfezione?

Ritengo che debba derivare da uno studio approfondito di vari fattori. È fondamentale considerare il prodotto originale, il manga da cui è tratto, le precedenti localizzazioni in Italia e le aspettative del pubblico. Gli attori devono diventare un ponte culturale tra Italia e Giappone. Non sono favorevole a tecnicismi eccessivi; cerco sempre di puntare sulla naturalezza, trattando gli anime come opere seriali o cinematografiche. Il primo passo è nobilitare il prodotto. Inoltre, è importante considerare chi sono i seiyuu giapponesi e cercare di avere doppiatori che possano dare continuità ai loro ruoli, quando possibile. Se non si riesce a trovare questa continuità, è fondamentale mantenere una somiglianza vocale o una naturalezza che rifletta il carattere e la psicologia del personaggio.

Hai mai visto qualcosa di Gundam prima di dirigere Gundam: Requiem for Vengeance per Netflix?

Sì, avevo visto le serie fino a Wing. Conoscevo già il franchise, ma ho fatto un ripasso della prima serie storica, considerando entrambi i doppiaggi, per capire l’impostazione artistica e come dovesse suonare la nostra edizione, che si colloca in un momento specifico della storia.

Qual è stata la tua impressione riguardo a questa serie, così differente dagli anime classici e da molte altre produzioni di Gundam?

Ho trovato la trama molto interessante e con grande potenziale. Non posso dire se sia già stato pienamente espresso, ma spero in un seguito che approfondisca la storia di Iria. Personalmente, preferisco l’animazione tradizionale.

Una delle decisioni più significative per questo doppiaggio è stata la pronuncia del termine “Gundam”, finalmente uniformata a quella originale. Puoi raccontarci come è andata?

Non c’erano alternative per me. Quando la serie è arrivata, ho chiesto subito, insieme al project manager Giancarlo Masoli, di utilizzare la pronuncia corretta, evidenziando che in passato si era utilizzata quella errata. La risposta è stata immediata.

Pensi che i fan storici possano reagire negativamente a questa decisione? Personalmente, ho sempre ritenuto poco sensato mantenere un “errore” risalente agli anni ’80 per così tanto tempo. Ora siamo a un punto di svolta: pensi che i futuri doppiaggi seguiranno il tuo esempio o continueremo a sentire “gUndam”?

È difficile prevedere il futuro del brand. Credo che ormai tutti sappiano qual è la pronuncia corretta. Ci sarà da abituarsi, ma ritengo che il doppiaggio dovrebbe riprodurre fedelmente l’originale, senza aggiungere modifiche. Non sono favorevole a cambiamenti inutili che snaturano il passato, che ci ha permesso di amare questi prodotti. Oggi è fondamentale offrire edizioni precise e coerenti con l’originale.

A proposito, anche in CITY HUNTER: Angel Dust, che hai diretto, viene pronunciato correttamente. È stata una decisione che hai preso personalmente?

Sì, in City Hunter è stata una scelta condivisa con Marco Boschi, il responsabile di edizione, che è molto attento a questi dettagli.

Ci sono anime in particolare che ti piacerebbe dirigere, o di cui vorresti far parte del cast? Rientrano in questo anche altre serie di Gundam che non sono ancora arrivate in Italia?

Ci sono progetti interessanti in cantiere, quindi non voglio sbilanciarmi troppo. Tuttavia, mi piacerebbe continuare a lavorare su altri prodotti del franchise Gundam, in particolare su SEED.

Grazie ancora per l’intervista! Speriamo di vedere presto altri anime diretti da te!

Grazie a voi! Spero che possiate apprezzare il prodotto!