Giochi da tavolo

Mai dire pirla: il party game degli insulti

Mai dire pirla è un party game che si distingue per il suo spirito irriverente e le sue meccaniche semplici, ma divertenti. Questo gioco, ideato da Giampiero Ignaccolo, è pensato per un gruppo di 2-8 giocatori di età superiore ai 12 anni. La sua grafica, curata da Immagine e Comunicazione, e la pubblicazione a cura di Oliphante, rendono il tutto accattivante e pronto per essere giocato.

Il termine “pirla”, di origine lombarda, viene comunemente utilizzato per descrivere una persona sciocca o inetta. Sebbene possa avere un’accezione affettuosa in alcuni contesti, è stato ufficialmente riconosciuto come potenzialmente offensivo. Il suo significato deriva da un termine dialettale che indicava una trottola; da qui l’evoluzione verso l’idea di qualcuno che “pirlando” non combina nulla di utile.

Materiali e regolamento

La scatola di Mai dire pirla è stretta e lunga e contiene un mazzo di 108 carte. Di queste, 90 presentano tre insulti ciascuna, 4 riportano semplicemente il termine “Pirla”, mentre 14 sono carte bianche da personalizzare con insulti a scelta. A completare il tutto ci sono una tabella riassuntiva per gestire le decisioni e il regolamento del gioco.

Lo scopo del gioco è assegnare il maggior numero di insulti agli avversari, cercando al contempo di non accumularne troppi. Alla fine, vince chi ha collezionato il minor numero di insulti. La procedura di gioco è molto semplice: distribuite 13 carte a ciascun giocatore, quindi il giocatore di turno insulterà un avversario utilizzando una carta a sua scelta. L’insulto non deve necessariamente corrispondere a uno dei tre presenti sulla carta.

Il flusso del gioco

Il giocatore insultato può accettare o rifiutare l’insulto, e a seconda della scelta, si applicano le regole della tabella riassuntiva. Se l’insulto è accettato e corrisponde a quello stampato, il giocatore che ha accettato prende la carta; altrimenti va all’insultante. Se rifiuta, se l’insulto corrisponde, l’insultante ottiene la carta, altrimenti il rifiutante prende la carta.

Il gioco continua in senso antiorario fino a esaurire le 13 carte di ciascun giocatore. Un aspetto interessante è che l’insulto “Pirla” non può essere utilizzato, rendendo strategico il modo in cui i giocatori cercano di infliggerlo agli avversari.

Riflessioni sul gioco

La meccanica di Mai dire pirla si basa su una tabella decisionale, essenziale in ambiti come la logica. Sebbene possa inizialmente confondere, dopo pochi turni il gioco diventa fluido e divertente. Tuttavia, il divertimento dipende molto dal gruppo con cui si gioca; alcuni partecipanti potrebbero divertirsi a inventare insulti creativi, mentre altri potrebbero sentirsi sopraffatti.

Un altro punto da considerare è che 13 carte possono risultare molte, specialmente con gruppi numerosi. In quattro giocatori, la partita può allungarsi, quindi potrebbe essere utile fermarsi prima senza compromettere il divertimento.

Un gioco educativo

Ho avuto modo di osservare Mai dire pirla in azione anche con i gruppi di amici delle mie figlie e ho pensato che potrebbe essere un ottimo strumento educativo. In un’epoca in cui il linguaggio, specialmente quello offensivo, è così facilmente accessibile, è importante educare i più giovani a un uso consapevole delle parole. La lingua italiana, ricca di sfumature, ha il potere di unire e ferire, quindi è fondamentale riflettere su cosa diciamo.

Un divertimento assicurato

Mai dire pirla offre un’esperienza di gioco classica ma non banale. È facile da imparare e perfetto per l’estate, occupando poco spazio e permettendo di giocare ovunque. Inoltre, è un modo per affrontare tematiche sociali importanti. Quindi, non fate i pirla e provatelo!