Giochi da tavolo

Urbino in Gioco 2026: un festival per tutti gli appassionati

🎲 Siamo tornati da Urbino in Gioco 2026, un evento che ha regalato tre giorni di panel e tante novità. Ecco il racconto di un’esperienza che ha messo in luce il valore dell’informazione ludica e il lavoro spesso invisibile dei creatori di giochi.

Il valore del gioco

Un anno dopo, sono tornato a Urbino e ho confermato che questo borgo è perfetto per un festival dedicato ai giochi. Dal 5 al 7 giugno, la Fortezza Albornoz ha ospitato la sua undicesima edizione, accogliendo un pubblico variegato, tra appassionati e professionisti del settore. La pioggia del primo giorno ha cercato di rovinare la festa, ma il bilancio finale è positivo: abbiamo trovato modi alternativi per vivere l’evento. Il tema principale era “fare giocare”, sottolineando l’importanza di mettere le persone al centro, prima ancora dei giochi, e di diffondere una cultura ludica accessibile a tutti.

L’organizzazione è stata curata dal Club IDDU aps e dalla Pro Loco di Urbino, sotto la direzione artistica di Alessio Spalluto, in collaborazione con la rivista IoGioco e un numero sempre crescente di associazioni, autori e illustratori. Andrea Angiolino, instancabile promotore dell’evento, continua a trasformare ciò che era un’iniziativa locale in un punto di riferimento per il Centro Italia.

Due anime, un solo spirito

Urbino in Gioco si è rivelato caratterizzato da due anime che coesistono senza sovrapporsi. Da un lato, la ludoteca con centinaia di titoli, tra novità e classici, l’area giochi di ruolo curata dai ragazzi della FABcon di Fabriano, i tornei e le opportunità di giocare direttamente con gli autori. Dall’altro, il palco dei talk con vista sulla città, dove si sono svolti panel e interviste per cercare di rispondere a una domanda cruciale: come si racconta il gioco?

Il Festival del Giornalismo Ludico, organizzato dalla rivista IoGioco, ha dato voce a questa questione con due giorni di incontri con nomi di spicco del settore, sia italiani che internazionali, con la possibilità di seguirli anche in streaming. La prima edizione aveva già evidenziato l’emergere di un’identità per il giornalismo ludico, e la partecipazione di molteplici punti di vista dimostra che non si può tornare indietro.

Giochi sul Nostro Tavolo ad Urbino

Durante il festival, ci siamo trasformati da semplici spettatori a partecipanti attivi. Abbiamo aperto gli zaini e portato sul tavolo nuovi titoli da presentare. Quest’anno, Giochi sul Nostro Tavolo era rappresentato da due dei suoi redattori. Io, LarryG, ho avuto l’opportunità di presentare Nova Lectio: Status, un gioco strategico di Paolo Mori, edito da MS Edizioni. Questo gioco, nativo del canale YouTube di geopolitica omonimo e splendidamente illustrato da Alan D’Amico, porta le tensioni internazionali sul tavolo in partite di circa un’ora. Ho attirato molti curiosi e il risultato è stato entusiasta.

A fianco a me, SimoneM ha presentato Regicide Legacy con la collaborazione di Weega, un punto di riferimento nel mondo dei Kickstarter. Simone ha spiegato il gioco e illustrato le prossime campagne in arrivo.

Il lavoro invisibile del giornalismo ludico

Nel 2026, il Festival del Giornalismo Ludico ha spostato l’attenzione su aspetti più tangibili rispetto alle ansie dell’edizione precedente, quando si parlava di intelligenza artificiale pronta a sostituire recensori e professionisti del settore. I panel hanno esplorato l’infrastruttura umana che sostiene l’industria, coinvolgendo organizzatori di fiere, divulgatori e illustratori. È emerso quanto spesso il loro lavoro rimanga invisibile, sollevando interrogativi su chi renda possibile il gioco e quale riconoscimento riceva.

Una novità interessante sono stati i GED (Gaming Engagement Design), brevi presentazioni affidate a esperti del settore per approfondire tematiche specifiche. Ho assistito a interventi stimolanti, tra cui quello di Andrea Tupac Mollica, che ha analizzato il game design, e Spartaco Albertarelli, che ha contestualizzato storicamente il mercato attuale, evocando l’eroismo degli anni Settanta e Ottanta.

Riflessioni finali

Se un’immagine può essere generata in pochi secondi e gli strumenti di traduzione automatica riducono i tempi, rischiamo di dimenticare il lavoro che c’è dietro a un gioco. È fondamentale raccontare queste professionalità per farle emergere. Dopo tre giorni di incontri, si torna sempre attorno a un tavolo, dove il gioco continua. Ci vediamo nel 2027 per nuove avventure ludiche!